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Consigli utili

Il gatto fa la pipì sul divano: come evitare e pulire

Il micio ha fatto la pipì sul divano/Parte seconda.
Se non siete riusciti ad evitare la brutta sorpresa, a prevenirla…ecco come evitare che la rifaccia sul divano.

La prima pulizia è semplice e certo non diremo nulla di nuovo: tamponate la zona bagnata con della carta cucina, evitando di spargerla ulteriormente e raccogliendone così il più possibile.

Il secondo step è più importante perchè si tratterà di togliere l’odore e sostituirlo con
uno che non gli piaccia e non dia fastidio a noi.

Il bicarbonato di sodio mescolato all’acqua, creado una pasta simile agli shampoo a secco è la prima mossa da farsi.

Ma come evitare che la rifaccia li?
Cosa probabile, dato che si tratta di bestiole abitudinarie e, in assenza di segnali contrari, per lui vorrà dire che la zona è ok, buona per diventare la sua toilette.

Ecco tre soluzioni rapide:

1) usate nella pulizia un goccio di detersivo per piatti: non gli piace.

2) non gli aggrada nemmeno l’aceto bianco!

3) Pare, ma questa è da testare, che molti gatti non amino nemmeno la carta stagnola (sarà forse per il riflesso): provate a standerne un po’ nell’angolo in questione e state a vedere.

Come abbiamo già detto, comunque, se il gatto di casa non usa la lettiera è facile che vi sia un motivo: rimuovere quello sarebbe l’ideale.
Ne abbiamo parlato nel post di qualche giorno fa.

Il gatto di casa fa la pipì sul divano? Ecco perchè!

Non è una situazione piacevole, vero?
L’odore di pipì di gatto è pungente, fastidiosa, insistente.

Se succede, la prima cosa da fare è… capire perchè (certo, dopo aver pulito).

Ci sono almeno 6 motivi per cui il vostro gatto può aver deciso di fare la pipì sul divano invece che sulla lettiera.

1) il primo motivo è proprio la lettiera: se la sabbia non è pulita, se è stata usata troppo….

2) una malattia. Proprio come noi, anche i gatti possono soffrire di patologie alle vie urinarie che gli fanno cambiare le buone abitudini che aveva.

3) la lettiera non è in un posto gradito al micio, o facile da raggiungere.

4) è in calore. in questo caso sta marcando il territorio.

5) è arrivato in casa un nuovo animale domestico?

6) il vostro gatto è stressato. Talvolta basta un trasloco a cui fatica ad abituarsi.

Individuata la causa che riguarda il vostro gatto, potrete cercare di porvi rimedio.
Nel frattempo, dovrete assicurarvi di rendere inospitale il divano.. almeno per i suoi bisogni.

In questo senso è bene, oltre a pulire per ovvie ragioni l’area che ha usato, anche renderla odorosamente fastidiosa per lui.
Ma di questo parleremo più avanti: bene sapere però che si tratta di un animale abitudinario. Se non gli fate cambiare idea, rifarà la pipì li dove l’ha già fatta!

Frigorifero: c’è modo e modo!

Frigorifero, seconda puntata.
Le casalinghe più esperte lo sanno: il frigorifero non è tutto uguale.
Ci sono ripiani più freddi, altri meno.
E’ un semplice fatto fisico: il freddo tende infatti a scendere, ad andare verso il basso.

Dunque, serve sapere cosa si mette dove.

Il ripiano più alto, ad esempio, è il meno freddo (generalmente tra i 5 e gli 8°): qui vanno conservati cibi come le uova, i formaggi, gli yoghurt, anche i cibi già cotti.

La zona intermedia del frigo varia invece tra i 4 e gli 8°: l’ideale per gli affettati “freschi” (non quelli sottovuoto che andrebbero invece sopra); salumi, anche avanzi di cucina come sughi o verdure cotte.

Il primo ripiano sopra i cassetti di frutta e verdura generalmente non supera i 5°, il che lo rende utile per alimenti più “delicati”, come pesce, carni crude, pollame e altri cibi non cotti.

I cassetti sono fatti per frutta e verdura che, ricordatelo, a temperature troppo basse si rovinano (per questo i cassetti chiusi).

Le temperature più alte (fino a 10°) si riscontrano nello sportello, per questo è organizzato per le bottiglie (vino compreso) e va bene anche per il latte.

Alcuni frigoriferi sono dotati poi di reparti “speciali” in cui viene dichiarata, ad esempio, una temperatura molto vicina allo zero (non parliamo del freezer): qui si possono riporre carni e pesce freschi, crudi.

5 cose rapide che forse non sapete sul vostro frigorifero

Lo abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni, anzi, vi attingiamo ogni giorno, ma forse non lo usiamo al meglio.

E sarebbe un peccato, dato che, oltre ad essere il più voluminoso tra gli elettrodomestici di casa, è anche quello che consuma di più.

E allora:

1) Se la parte congelatore necessita di essere sbrinata, fatelo periodicamente, dato che altrimenti consumerete più corrente elettrica.

2) Non appoggiate nulla alla parete di fondo del frigo o si formerà del fastidioso ghiaccio (e consumerà di più).

3) Intorno al frigorifero dev’esserci un po’ “d’aria”: di solito 10 cm bastano e aiutano il frigo a consumare meno (e a lavorare a giusto regime).

4) I singoli ripiani non vanno coperti perchè all’interno del frigo l’aria deve circolare bene.

5) Ricordate sempre che la temperatura non è uguale in tutte le parti del frigorifero: si può andare da 1, 2° dei reparti più freddi agli 8-10 del portellone.

Di quest’ultimo punto riparleremo magari più avanti, dandovi indicazioni su “cosa vada risposto dove” nel frigorifero di casa.

Come si pulisce l’acciaio della cucina?

Quando è pulito è splendido, ma scommetto che non poche di voi avranno di che lamentarsi per i piccoli segni che lo rovinano.

Ciò nonostante, pulirlo è facile.

In estrema sintesi e in soli 3 punti:

1) basta un po’ di sapone o acqua calda ed ammoniaca all’1% (non di più)

2) usate spugnette e stracci morbidi, non abrasivi.

3) risciacquate e asciugate bene

Meglio evitare invece:

1) prodotti aggressivi, a base di cloro, come: anticalcare, candeggina, prodotti per l’argenteria e anche la stessa ammoniaca, se non in piccolissime dosi (1%)

2) panni, spugne e pagliette abrasivi: ve lo rigano!

3) non usate alcun oggetto appuntito per togliere qualcosa che vi sembra di non risucire a pulire in altro modo: sempre perchè graffierebbe l’acciaio.

Magari solo con lo straccio, ma togliete subito le macchie dei liquidi evaporati (come ad esempio l’acqua della pasta): il calcare in questione diventa una brutta patina.

Quando l’acquistate, chiedete sempre se si tratta di acciaio inox 100% o se quella superficiale è solo una cromatura.
In questo secondo caso infatti, non dovrete usare: bicarbonato, aceto o limone.

Vi siete mai chieste perchè l’acciaio in cucina?

Questo articolo prende spunto da una domanda che ci ha posto l’altro giorno una gentile signora in visita da noi.
Cercava una cucina e non era convintissima dei piani in acciaio inox, forse per una presunta difficoltà a mantenerli sempre puliti e splendenti, o forse per altri suoi motivi.

Alternative, ovviamente, ce ne sono, ma il punto è la giusta domanda della signora (che si chiamava Sabrina e che saluto così come il simpatico marito Nicola): perchè l’acciaio inox?

Innanzitutto vediamo cosa sia:
inox sta per inossidabile, ossia che non ossida (ma non è del tutto vero: può ossidarsi, ma solo dopo tanto tempo o se non gli si presta alcuna cura).

L’acciaio inox è una lega composta da: ferro, nichel e cromo.
E’ quest’ultimo a renderlo brillante e resistente alla corrosione perchè crea uno strato invisibile che si rigenera a contatto con l’ossigeno (sia dell’aria che dell’acqua).

Oltre che per questo motivo, lo si usa in cucina perchè: bello, non si deforma nel tempo, ma soprattutto: è igienico e non altera il sapore di ciò che ci si mette sopra.

Qualità non meno apprezzabili sono il fatto che ha un costo contenuto (considerate quanto dura) ed è forse il primo materiale ecologico che ci siamo inventati, probabilmente senza neanche saperlo: è riciclabile totalmente.

Tutto questo fa dell’acciaio inox ancora oggi la vostra scelta migliore per il piano cottura e il lavello della cucina.

Lavastoviglie guasta? Prima di chiamare il tecnico…

La lavastoviglie non funziona bene: posso ripararla?
Spesso si, potete fare da soli (rivolto ai mariti, ma anche alle signore con una buona manualità).

Vediamo qualche caso.

Ci sono due casi che si possono risolvere abbastanza facilmente.

1) la macchina perde acqua dallo sportello.
Assicuratevi di non averla caricata male, magari ci sono pentole troppo grandi che, senza che ve ne accorgiate, impediscono una chiusura ermetica. Un’ipotesi questa da tenere in considerazione se perde “ogni tanto”.
Se lo fa sempre, forse è la guarnizione: contorna tutto lo sportello, ma si trova sul corpo macchina. Talvolta basta pulirla (delicatamente, senza strapparla dalla sede). Se va cambiata, non è un’operazione complessa, basta trovare il pezzo di ricambio giusto (andate al negozio con marca e modello).

2) la lavastoviglie trabocca, l’acqua e il detersivo fuoriescono.
Potrebbe essere un problema di galleggiante: lo trovate nel cestello, è a forma di disco che si muove mentre entra acqua e si chiude quando non deve entrarne più.
Potrebbe essere duro o del tutto bloccato, ma spesso per sbloccarlo basta farlo andare su e giù alcune volte.
Se invece è guasto il sensore, non potrete farci molto.

C’è poi il caso della lavastoviglie che non scarica, o, più frequentemente, lo fa male, lentamente.
Ricordate sempre che il lavello e la lavastoviglie condividono lo stesso sistema di scarico. Quindi potreste notare lo stesso problema da ambo le parti. In questo caso, mettete la testa sotto il lavello e controllate il circuito di tubi: facile che ve ne sia uno comune intasato.
Se è tutto regolare, ad essere intasato può essere il filtro della lavastoviglie: lo si raggiunge facilmente sul retro della macchina, dove esce il tubo di scarico. Di solito è fissato solo con un paio di viti. se siete fortunati, basterà smontarlo e pulirlo.

Infine, se notate che la lavastoviglie non lava bene, potrebbero essere incrostati i fori dei mulinelli, i due mulini che girano sotto il piano dove mettete la roba, i cestelli insomma.
Anche qui, prima di fasciarvi la testa e chiamare il riparatore, meglio sganciare i mulinelli e pulirli con acqua e aceto, per togliere eventuali incrostazioni.

Con un pizzico di fortuna, vedrete che quello che la lavastoviglie vi chiedeva era solo un po’ di manutenzione e pulizia…

Le 8 cose che non potete lavare in lavastoviglie!

E’ ormai un elettrodomestico entrato di diritto nella dotazione di base di ogni cucina che si rispetti: la lavastoviglie.
Un po’ perchè ormai la donna ha poco tempo e spenderlo lavando piatti non è il caso, un po’ perchè la lavastoviglie evita anche che le signore si rovinino le mani.
Detto senza ironia: ben vengano strumenti così interessanti.

Ci sono però cose che non possono finire in questo elettrodomestico.

1) Più o meno tutte sapete che i bicchieri di cristallo… i flute, ad esempio: spesso molto “fini” rischiano di rompersi, ma soprattutto, le alte temperature striano il cristallo, rovinandolo anche esteticamente.

2) La lista delle cose “no lavastoviglie” è più lunga di così: per esempio, evitate di metterci il contenitore di vetro che volete recuperare (tipo il vasetto della nutella o della marmellata). Prima dovete lasciarlo in acqua calda affinchè si scolli l’etichetta che altrimenti potrebbe intasare la lavastoviglie (ma a quel punto tanto varrà lavarlo a mano).

3) Nemmeno i coltelli vanno in lavastoviglie, per due buoni motivi: lavaggio dopo lavaggio perderanno sia il filo che la loro bella lucentezza.

4) Avete piatti decorati? porcellana e ceramica non hanno paura delle alte temperature, ma le loro decorazioni invece si. Soprattutto se sono “a mano” (ovvero le più preziose).

5) Mestoli ed eventuali altri attrezzi in legno in lavastoviglie non solo rischiano di gonfiarsi per l’acqua che assorbono ma, cosa ben più grave, il legno assorbe anche il detersivo che poi vi restituirà insieme al cibo che servirete in tavola!

6) Per motivi diversi non vanno in lavastoviglie nemmeno le grattugie e gli spremitori. Questi ultimi possono perdere pezzetti consistenti di quello che hanno lavorato, come arancia o aglio, finendo nel filtro della lavastoviglie. La grattugia semplicemente si rovina.

7) Nemmeno la moka del caffè può andare nella lavastoviglie, anche se, come ben sanno gli amanti del suo aroma, in generale la moka non dev’essere lavata col sapone perchè questo inquinerebbe il sapore dei vostri futuri caffè.

8) Infine no anche alle padelle in ghisa: si rovina la parte antiaderente e tra l’altro possono pure fare un po’ di ruggine.

Piccolo consiglio pratico: mai saltare sul letto a doghe

Meglio un letto fatto alla vecchia maniera o uno moderno, a doghe di legno?
Per riposarci, sicuramente le doghe, ma… nella modernità qualcosa si perde.

Ricordate quando da piccoli saltavate sul letto?
Grande divertimento, con, tutto sommato, un piccolo rischio.
Difficilmente infatti la rete metallica subiva una qualche conseguenza.
Magari, se eravate proprio scalmanati, rischiava qualcosa il letto nel suo insieme, con i vari lati che finivano con lo staccarsi e venir giù.

Oggi, se possedete un letto a doghe, meglio non farci saltare sopra i bambini, nemmeno col materasso (senza, assolutamente no).
Le doghe in legno infatti sono separate l’una dall’altra, non sono unite a “rete” e dunque la o le doghe sulle quali fate pressione devono sopportare tutto il peso da sole.
Il che spesso significa che si rompono, creandovi un bel problema (l’assenza di una o due doghe…si sente).

Dicevamo poi di evitare sempre che i più piccoli (speriamo che ai grandi non venga proprio l’idea) camminino o saltino sulle doghe in assenza del materasso: rompendosi, cosa probabile, le doghe possono dar vita a spuntoni assai pericolosi.

Prima che di zucca era testa di rapa

Tutt’altro che americana, la festa di Halloween che ormai ha preso piede anche da noi ha origini celtiche.
Di più: alle origini, le facce non venivano intagliate nelle zucche, ma nelle rape!

Facendola molto breve, si trattava della festa che chiudeva il momento del raccolto agricolo.
Il 31 ottobre i celti si mascheravano, in occasione della festa, non essere preda degli spiriti malvagi.

Da qui in poi le cose si complicano.
Secondo alcuni, la rapa divenne zucca e la festa del raccolto si fuse con quella di Jack’O’lantern.

Una storia curiosa che racconta di un irlandese che sfuggì al diavolo ed anzi lo costrinse a venire a patti con lui, salvo, alla sua morte, trovare chiuse sia le porte del Paradiso che quelle dell’Inferno, diventando uno spirito che vagava senza pace.

Non è improbabile che l’originaria rapa presente anche nella leggenda di Jack, sia diventata zucca proprio perchè gli irlandesi emigrati negli Stati Uniti ne trovavano in abbondanza e a pochi soldi.

Comunque, per buona sostanza, la si intaglia e le si mette una luce dentro, posizionandola fuori di casa, per dire proprio a Jack che in quella abitazione non può entrare.

Quello che non tutti sanno è che il vezzo di svuotare ed intagliare la zucca per metterle dentro una candela era diffuso anche nel nostro paese.
La zucca illuminata era chiamata Beccamorta o, più semplicemente, la morta e non a caso, dato che la si preparava per il Giorno dei Morti.